Libia, ecco come funziona l’evacuazione degli italiani

In una fase concitata ed ormai ai passaggi finali, come è quella attuale in Libia, i nostri connazionali dovrebbero già essere stati «estratti» da quell’area. Nel caso in cui questo non sia potuto avvenire ed oltre al personale della nostra ambasciata, si trovassero sul terreno ancora nostri concittadini, questi dovrebbero essere messi nella condizione di essere concentrati in punti di raccolta, nei quali le comunicazioni fra loro e chi gestisce la crisi, siano garantite. Dialogare, informare e poter ricevere disposizioni, in un momento come questo può davvero essere di vitale importanza. Una volta diramato l’ordine dalla nostra autorità centrale sarebbero nostre aliquote militari di Forze Speciali, quelle che si farebbero carico, di concerto con l’Unità di Crisi del MAE, di prelevare e scortare fino al punto di estrazione, i gruppi di concittadini rimasti sul terreno. La nostra ambasciata ed il personale diplomatico sono sotto il sistema di protezione fornito dagli uomini del Regimento Carabinieri Paracadutisti Tuscania, ma in caso di necessità legate a contingenze particolari è previsto che siano dislocati sul terreno, distaccamenti di operatori delle nostre Forze Speciali, in occasioni simili prevalentemente provenienti dal 9° Regimento d’Assalto Col Moschin e dal Gruppo Operativo Incursori della Marina Militare. Possiamo immaginare che nelle rispettive basi a Livorno ed al Varignano, queste siano ore di preparativi concitati.

A volte può capitare che a farsi carico di questa attività rischiosissima sia personale di appartenenza a Compagnie di Sicurezza Privata. Questo può accadere per una serie di ragioni fra le più disparate ed in tal caso, determinante diventa la preparazione e l’esperienza che può mettere a disposizione il coordinatore del servizio di security della azienda per la quale lavorano i dipendenti espatriati, o il personale impiegato dalle Private Security Company. L’evacuazione è sempre una attività che va pianificata nel dettaglio ed in genere è quanto mai importante poter contare sul coordinamento che un security manager può metter in atto in fase sia di pianificazione che realizzativa dell’esfiltrazione stessa.

Ci si dovrebbe aspettare che di fronte ad una situazione di pericolo ed in continuo deterioramento, come è ormai da mesi nel caso di quella libica, sul terreno possano essere rimasti solo pochi tra coloro che in qualche misura siano stati costretti a rimanere, per motivi legati al funzionamento della struttura nella quale si trovavano oppure perché facenti parte del dispositivo diplomatico dislocato sul terreno.

Nel primo caso, ad esempio in una base di estrazione del petrolio o del gas, tutti coloro i quali non fossero strettamente necessari al mantenimento ed al funzionamento, anche a regime minimo della base stessa, dovrebbero già essere stati fatti rientrare o quantomeno, dovrebbero trovarsi in una zona ritenuta sufficientemente sicura. In casi simili, è previsto che si possa procedere con una evacuazione parziale, anche via mare, ovvero si dispone a livello organizzativo, logistico ed assicurativo, perché le persone da evacuare siano imbarcate su una nave, che può in sicurezza allontanarsi dalla costa e restare in attesa dei possibili sviluppi. In questo modo, le famiglie possono godere di una situazione di relativo confort, in un ambiente nel quale il trauma che si genera in situazioni simili, è percepito, specialmente dai più piccoli in maniera molto attenuata. Inoltre la nave risulta generalmente più facilmente reperibile di un aereo in momenti di grande richiesta di simili mezzi di trasporto e non è vincolata all’utilizzo di spazi complessi e difficili da difendere come gli aereoporti.

Se ci si trova alle strette, ovvero nel caso in cui si sia stati colti di sorpresa e si debba attendere l’intervento di forze amiche che vengano a prelevarci ed a portarci fuori dal pericolo, ci si ammassa in quello che si è stabilito essere il punto di rendez vous, ovvero ci si dispone nella posizione geografica nella quale ci è stato indicato di attendere i soccorsi, o che a nostra volta si è comunicata a chi gestisce l’emergenza, ma questo comporta l’assoluta necessità di aver pianificato il da farsi in caso di pericolo imminente e la disponibilità di strumenti adatti a comunicare. In casi simili, la rete GSM potrebbe non funzionare ed aver pensato all’approvvigionamento di telefoni satellitari, può significare dover restare o riuscire ad uscire dal paese.

Carlo Biffani per il corriere.it

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