Approfondimento 22/07/2010 9.49.48 Pirati e security contractors: Notizie da fonti aperte Fonte: Panorama.it Titolo: Pirati somali a lungo raggio, ma calano gli arrembaggi. di Gianandrea Gaiani. A due anni dall’intervento della forze navali internazionali nel Golfo di Aden e lungo le coste somale gli attacchi dei pirati somali ai mercantili in transito in quelle acque registrano un calo riferito dal rapporto semestrale dell’International Maritime Bureau (Imb)di Kuala Lumpur. Su scala mondiale nei primi sei mesi del 2010 gli arrembaggi sono stati 196 contro i 240 dello stesso periodo del 2009 e le navi sequestrate sono state 31 contro le 48 dell’anno precedente. Nelle acque somale tra gennaio e giugno gli attacchi contro le navi sono stati 33 contro gli 86 dello stesso periodo del 2009. Una diminuzione che si spiega con l’intenso pattugliamento effettuato a largo della Somalia, dove incrociano tra le 20 e le 30 unità d’altura delle flotte internazionali, incluse Nato, Ue e Usa, ma anche con la crescente presenza di guardie private o militari armati a bordo dei cargo. “La mobilitazione delle marine nel Golfo di Aden - ha commentato Pottengal Mukundan, direttore dell’Imb - è stata decisiva nel calo degli attacchi nell’area”. Per contrastare le forze navali i pirati hanno però allargato il loro raggio d’azione fino al cuore dell’Oceano Indiano, a grande distanza dalle coste somale, dove infatti gli attacchi sono saliti dai 44 del primo semestre del 2009 ai 51 dei primi sei mesi del 2010. Il governo delle isole Seychelles ha deciso di costituire un Ministero per la lotta alla Pirateria e ospita sul suo territorio velivoli teleguidati statunitensi per la sorveglianza marittima. I pirati somali hanno “continuato a dimostrare il rafforzamento dei loro mezzi”, per questo, ha avvertito ancora Mukundan, “è vitale che la presenza navale continui”. La missione internazionale rischia quindi di prolungarsi ulteriormente specie in assenza di un reale controllo delle coste somale e di azioni dirette a distruggere le basi e le imbarcazioni dei pirati. Uno sforzo militare che assorbe risorse finanziarie crescenti considerato che l’impiego di una fregata o un cacciatorpediniere lanciamissili delle marine occidentali costa mediamente tra i 100mila e i 250 mila euro al giorno. Ieri i pirati somali hanno liberato due cargo dietro pagamento di un riscatto imprecisato: la nave cisterna norvegese per il trasporto di prodotti chimici Ubt Ocean e il peschereccio keniota Sakoba. Il Sakoba, con a bordo 16 membri d’equipaggio, venne sequestrato il 26 febbraio scorso al largo dell’isola di Pemba in Tanzania ed è stato utilizzato dai pirati come nave-madre per poi catturare la Ubt Ocean, con 21 uomini d’equipaggio, il 5 marzo. Sono attualmente 21 le navi, con 387 membri di equipaggio a bordo, ancora nelle mani dei pirati somali. Fonte: Il Giornale.it Titolo:Usa, l’invasione degli 007 - Ora sono quasi un milione. di Giuseppe De Bellis In mezz’ora, ogni mattina, 854 mila badge scorrono lungo i cancelletti d’ingresso di un posto immaginario che si chiama Intellicenge City. Pezzi di plastica veri, tornelli veri, persone vere. In un mondo parallelo. Spie, analisti, contractors, funzionari, impiegati: 854 mila esseri umani fanno una volta e mezza Washington e sono l’esercito più o meno segreto che oggi forma l’antiterrorismo americano. Parte da loro l’inchiesta del Washington Post sulla Top Secret America: tre puntante, la prima pubblicata ieri, che dovrebbero scuotere i palazzi del potere. Un’inchiesta durata due anni che oggi fa già sentire profumo di premi e riconoscimenti alla testata che tutti ricordano per l’inchiesta sul Watergate che costò la presidenza a Richard Nixon. Ecco, Obama non rischia niente oggi. Questo viaggio nello spionaggio americano è difficile che faccia cadere nessuno, farà solo traballare poltrone e seggiole perché dimostrerà quello che già molti sanno: dall’11 settembre 2001 gli Stati Uniti spendono molto e a volte male le risorse destinate alla sicurezza interna e all’antiterrorismo. «Abbiamo scoperto una geografia alternativa degli Stati Uniti, una Top Secret America nascosta agli occhi del pubblico», hanno scritto gli autori Dana Priest, due volte premio Pulitzer, e William Arkin, ex analista di intelligence dell’Esercito nella Berlino della Guerra Fredda. Il loro lavoro mette insieme tutto per raccontare uno scenario che nella prima puntata viene riassunto nei numeri: nelle centinaia di migliaia di documenti pubblici consultati i due reporter hanno 45 agenzie che fanno lavoro segreto e determinato che possono essere spezzettate in 1.271 sotto-unità. Nel settore privato sono stati identificati 1.931 contractors per conto del governo. Ci sono poi almeno 263 agenzie sono state create o potenziate in risposta all’11 settembre. A Washington e dintorni 33 edifici sono in costruzione o sono stati costruiti per ospitare lavoro legato all’intelligence. Assieme occupano una superficie pari a tre Pentagoni o 22 edifici del Campidoglio. Gli analisti che esaminano i materiali ottenuti con le intercettazioni e altri metodi di spionaggio negli Usa e all’estero producono 50 mila rapporti di intelligence all’anno, con la conseguenza che vengono di routine ignorati. La Defense Intelligence Agency è passata da 7.500 dipendenti nel 2002 a 16.500 oggi; il budget della National Security Agency è raddoppiato; 35 task force dell’Fbi sono diventate 106. Tutto questo è il mondo Sap: Special Access Programs, ovvero i programmi top secret. L’ignoto che esce allo scoperto, o quasi. Perché nell’articolo c’è quella frase che sintetizza tutto e viene detta da James R. Clapper, sottosegretario alla Difesa con delega all’intelligence: «C’è solo un’entità, in tutto l’Universo che conosce tutti i programmi Sap. È Dio». Questo è quello che non sapevamo, oppure che sapevamo, ma a spizzichi e bocconi. Tutto questo è il sotterraneo del lavoro che gli Usa fanno per cercare di proteggersi dall’attacco dei nemici ordinari e di quelli non ordinari. Tutto questo oggi è una mappa interattiva sul sito del Post, su topsecretamerica.com, su Twitter (PostTSA) e su Facebook (http://facebook.com/TopSecret America). Il Washington Post ha costruito una grande storia giornalistica cavalcandola centimetro per centimetro, parola per parola. Sul suo sito puoi vedere dove sono concentrate sul territorio americano e mondiale le sedi e il personale delle agenzie federali o dei contractor privati. Se clicchi entri anche tu nello spy-game: vedi i nomi di tutte le compagnie che lavorano per il governo, sai quanto percepiscono per la loro opera al servizio del Paese. Puoi esplorare le connection: tutti i fili che permettono di ricongiungere questa agenzia a questa società. Un lavoro enorme, infiocchettato bene e venduto meglio: l’inchiesta avrebbe dovuto cominciare a essere pubblicata domenica, poi hanno deciso di rimandare a lunedì. Perché domenica gli uffici erano chiusi e quindi internet girava meno in tutti gli Stati Uniti e in tutto il mondo. Avere più contatti possibili al sito, invece, era uno degli obiettivi del lavoro del Washington Post. Serve pubblico, ovvio. Servono lettori e servono utenti internet. Tutto normale in un mondo dove anche il giornalismo deve giocare lo stesso gioco dei protagonisti della storia che vuole raccontare. Qui ci si muove in segreto, in questa città parallela che è grande una volta e mezzo Washington. E anche il giornale si muove nello stesso modo. Lavora in segreto e poi viene allo scoperto. Articoli, internet, tv. Tutti gli uomini del presidente raccontò l’epopea dei due cronisti che per la storia e soprattutto per la leggenda mandarono a casa il presidente Nixon con i loro articoli sullo scandalo Watergate. Oggi Dana Priest e William Arkin avranno il loro documentario. Fonte: Ansa.it Titolo:Iraq: ex ostaggi; assolti Stefio e Spinelli Assoluzione piena della Corte d'assise di Bari (ANSA) - BARI, 16 LUG - Salvatore Stefio e Giampiero Spinelli assolti dall'accusa di arruolamento non autorizzato al servizio di uno Stato estero. Stefio, Maurizio Agliana, Umberto Cupertino e Fabrizio Quattrocchi, furono rapiti in Iraq nel 2004 (Quattrocchi fu ucciso dopo 56 giorni di prigionia). Il pm, Manfredi Dini Ciacci, aveva chiesto la condanna a 4 anni di reclusione. Nel corso del dibattimento hanno deposto come testimoni l'attuale e il ministro degli Esteri del governo Prodi, Franco Frattini e Massimo D'Alema, e l'ex ministro della Difesa Antonio Martino. |
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