Attacco a Carcassone: Siamo o no nel “dopo Daesh”?

Il pericolo di Daesh, nell’epoca del dopo Daesh.

I fatti di ieri in Francia a Carcassone ci mettono di fronte alla responsabilità di affrontare senza più rimandarlo, il tema del pericolo di Daesh dopo la sua (apparente?) sconfitta. Proviamo a farlo procedendo per punti:

  1. Il lungo periodo di fermo, il venir meno per un periodo prolungato di azioni criminali da parte di affiliati o simpatizzanti di questo gruppo terroristico, aveva convinto molti riguardo alla eventualità che il nemico fosse stato sbaragliato, che fosse scomparso dallo scenario e che mai più avremmo assistito ad una sequenza di attacchi portati con ogni mezzo, ai danni di città occidentali e di cittadini europei. Questo tipo di nemico, questo tipo di terrorismo, risente solo in parte della sconfitta militare arrecatagli nelle sue roccaforti. Si tratta di un nemico il cui esercito è pluri-frammentato e capace di agire anche a livello molecolare, senza avere necessariamente bisogno di far muovere sul campo di battaglia siriano o nord irakeno, squadre, plotoni, compagnie di “insurgents” o di combattenti del jihad. Il loro campo di battaglia è ovunque ed i suoi soldati possono essere ovunque.
  2. La fatwa di morte (andate ed uccideteli con ogni mezzo) emessa nella moschea di Mosul dal Califfo al-Bagdadi non scade ed ha valore temporale eterno. Pensare che possa finire nel dimenticatoio e confidare nel fatto che nessuno si prenda più la briga di attuarla è una pia speranza.
  3. Se andiamo indietro nel tempo, agli albori della nascita di questo movimento terroristico, ci accorgiamo del fatto che il crogiolo nel quale si è formato, si è fatto pericolo mortale, è quel lembo di terra compreso fra Siria e Nord Iraq, nel quale i cosiddetti “ribelli”, in realtà compagini terroristiche hanno strenuamente combattuto l’esercito di Assad. Da quella dimensione, connotazione strettamente territoriale si è passati alla globalizzazione del conflitto su scala mondiale. Ora il fenomeno sembrava tornato a riguardare di nuovo, solo ed unicamente alcune città siriane ma l’impressione che se ne ricava osservandolo è che a mò della cassa toracica di un mostro, tenda a comprimersi ed a riallargarsi come nelle fasi di un respiro e che alla contrazione possa poi seguire solo una dilatazione. Il fenomeno sembrava terminato, poi è di queste ore il riaccendersi della guerra in Siria e, come per miracolo ed esattamente come era accaduto anni fa, ecco rispuntare fuori un assassino che colpisce in Europa. Chi si occupa di terrorismo e di antiterrorismo non crede alla casualità, e qui, personalmente e per quello che vale, di casualità ne vedo davvero poca.
  4. Ricordiamoci quanto importante sia l’aspetto correlato alla comunicazione per Isis/Daesh. Secondo il mio punto di vista quanto accaduto ieri comunica una cosa importante. Quello che ha agito a Carcassone lo ha fatto non già con armi di circostanza, che so, un furgone ariete, una mannaia od un coltello da cucina, ma con un arma da fuoco. Mi sembra un messaggio chiaro, potente ed inequivocabile. Siamo ancora in grado di portare, in armi, la guerra da voi. Siamo in grado di fare morti, sparando, nelle vostre città, prima che voi possiate fermarci.
  5. Abbiamo detto che erano in fuga, sbaragliati, sconfitti. Peccato però che siano ancora in grado di uccidere e, subito dopo, di rivendicare le loro azioni attraverso un sistema di siti web e di accounts Twitter tutt’ora funzionanti. Forse qualcuno ha cantato vittoria anzitempo.
  6. Il loro silenzio non va confuso con l’inazione, con la mancanza di volontà di colpirci a morte. Chi li dirige li finanzia e li organizza, sta semplicemente ragionando sulla possibilità e sulla remuneratività di scelte quali, cambiare logo, brand, forma. Su una cosa mi sento di poter esprimere un parere con una certa convinzione: ritengo che riprenderanno ad agire esattamente da dove si sono interrotti.
  7. Nel più o meno recente passato abbiamo sempre assistito ad attacchi per così dire “a sciame” quasi che ogni volta si innescasse un fenomeno emulativo che generasse un numero imprecisato di azioni. Staremo a vedere nei prossimi giorni quali saranno i fatti e quali i segnali che l’intelligence occidentale riuscirà a raccogliere ed elaborare. Temo però che il rischio di fenomeni, appunto, emulativi anche se non necessariamente ispirati e gestiti da un’unica regia, sia concreto.
  8. Proprio mentre nelle nostre città iniziava ad allentarsi lentamente il cordone di prevenzione e di presidio del territorio da parte delle strutture incaricate della Sicurezza Nazionale, accade un avvenimento come quello di ieri in Francia. Daesh ci ha sempre testimoniato la sua grandissima capacità di saper sfruttare i tempi e le modalità di azione. Bisognerà ragionare molto, a mio parere, anche su questo aspetto. Proprio mentre ci stavamo rimettendo lentamente in piedi, torna il terrore e torna sia in Siria che a casa nostra. Non si tratta di una casualità. L’ho già detto: chi fa il mestiere dell’anti terrorismo, non può permettersi il lusso di dare al caso, una benché minima possibilità.

Carlo Biffani

Esperto di terrorismo ed antiterrorismo e direttore di SCG

http://www.securitycg.com/il-fondatore/

 

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