Attacco a Las Vegas: Alcune riflessioni tecnico/tattiche.

Di seguito una serie di mie considerazioni su quanto accaduto a Vegas nella giornata di oggi.

Per capire meglio chi abbia agito e spinto da cosa, forse si può partire dalle modalità di azione del killer di Las Vegas.
• Finora gli autori di attacchi con armi da fuoco rivendicati da ISIS non hanno mostrato particolari capacità tattiche. In genere pur causando un numero anche considerevole di vittime, non sono certamente sembrati in grado di utilizzare appieno il potenziale “tattico” ed il vantaggio a loro disposizione. Ad esempio, arrivare con armi da guerra e 250 colpi sparandone più di 190 come è successo nel caso dell’attacco alla discoteca di Istanbul ed uccidere 39 vittime inermi, racchiuse in un ambiente interno, non denota chissà quale addestramento. Altra cosa è sparare a persone che si trovano a distanza, di notte, in un ambiente aperto.
• Questa volta, ci troviamo invece di fronte ad un tiratore che ha colpito, uccidendo e ferendo quasi 600 persone, dimostrando di avere una elevata padronanza delle armi utilizzate, sparando da una distanza notevole qualora fosse confermata la notizia che riportava il posizionamento del killer al 32° piano di un hotel.
• Il tiratore era quindi verosimilmente persona capace ed addestrata a fare fuoco anche su distanze impegnative, ingaggiando bersagli in movimento ed in fuga e soprattutto disponeva di armi in grado di “battere la zona” pesantemente.
• Ascoltando l’audio dei filmati registrati dalle persone presenti al momento dell’attacco, si può notare infatti, una notevole celerità di tiro (numero di colpi esplosi al minuto) di almeno un paio delle armi utilizzate, con le quale il tiratore effettua raffiche anche molto lunghe, certamente superiori in termini di colpi sparati a quelli normalmente contenuti in un serbatoio da 20 munizioni, che è quello in dotazione standard ai fucili di assalto anche nelle versioni “civili” in vendita negli Stati Uniti. Questo lascerebbe immaginare l’utilizzo di armi cosiddette “di reparto” anche se in versione civile, ovvero di mitragliatrici simili, per fare un esempio, alla Minimi, un arma utilizzata anche dalle nostre FFAA, più che di fucili d’assalto.
• Difendersi da un attacco di questo genere è quanto mai complesso soprattutto perché la fonte di fuoco si trova in posizione più alta e di conseguenza dominante. Individuare se possibile la posizione dalla quale fa fuoco il killer e trovare un riparo balistico in grado di resistere alle munizioni utilizzate verosimilmente in questa circostanza, ovvero munizionamento di grosso calibro. Può essere certamente davvero complicato, ma una volta guadagnato un riparo, contrariamente a quanto è necessario fare in circostanze come quelle degli attacchi effettuati da Daesh 2 anni fa a Parigi, è necessario rimanere immobili e non muoversi fino al cessato allarme.
Carlo Biffani

Direttore generaledi SCG

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