Attacco a Manchester: Alcune considerazioni.

Sono passate solo pochissime ore dall’attacco al concerto di Manchester, ma è assolutamente necessario provare a fare il punto rispetto a quello che è accaduto ed al significato che è contenuto, come sempre accade, tra le righe di un dramma simile, focalizzandoci su quello che i terroristi vogliono dirci, su ciò che vogliono che ci arrivi.

Punto primo: dopo una lunga e drammatica sequenza di attacchi portati da singoli con modalità tra le più disparate ma utilizzando sempre strumenti “di circostanza”, ovvero estemporanei come possono esserlo coltelli da cucina, camion od autovetture lanciate sulla folla, si torna a quello che è sempre stato il marchio di fabbrica dei terroristi di matrice religiosa mussulmana ovvero all’attacco con esplosivo.  Per qualcuno il fatto che gli ultimi attacchi fossero stati portati a compimento con metodologie di basso impatto, quasi di ripiego, era sinonimo di una qualche difficoltà organizzativa e logistica rispetto alla possibilità di sapere e poter mettere in campo team di attentatori suicidi come fu per il Bataclan, ed in qualche misura si tendeva a guardare alla attuazione di queste modalità di azione come ad una implicita vittoria dei nostri sistemi di sicurezza. Riuscire ad organizzare un attentato con esplosivo all’interno di un arena, in quello che i terroristi di Daesh hanno sempre considerato un hard target al pari di un aeroporto o di una stazione della metropolitana è qualcosa che riafferma, nel loro modo di comunicare, una mai persa o quantomeno ritrovata, capacità di utilizzare gli strumenti peggiori, quelli contro i quali pensavamo di aver fatto passi importanti e che in qualche modo immaginavamo di aver quasi scongiurato.

Punto secondo: è stato ribadito più volte. Questo fenomeno terroristico ci terrà impegnati e ci minaccerà per almeno venti anni. Ci saranno apparenti momenti di calma alternati da attacchi portati contemporaneamente in posti diversi, e con differenti metodologie, ma dobbiamo assolutamente pensare in modo da considerare il fatto che molti di noi non ne vedranno la fine. La durata ventennale di un fenomeno simile comporterà modificazioni sostanziali di carattere sociale e ci imporrà la messa a sistema di comportamenti di difesa che fino a poco tempo fa, consideravamo come una rinuncia al nostro stile di vita. Inoltre, sarà possibile uscire dal tunnel unicamente assumendo decisioni forti e facendo proprio un atteggiamento di difesa reattiva.

Punto terzo: Difendersi significa anche poter intervenire in maniera drastica sui flussi di persone, delle quali sappiamo poco o niente e che in breve spariscono dai radar, che arrivano nei nostri paesi. Difendersi significa investire sempre più fondi nel rafforzamento delle strutture di Intelligence e di Sicurezza. Difendersi significa poter disporre di sistemi di controllo strumentali ed umani in grado di osservare e monitorare migliaia e migliaia di combattenti di ritorno. Difendersi significa sostenere costi sempre più alti. Difendersi significa addestrare il personale delle FFOO e delle FFAA a scenari di intervento sempre più complessi ed orientati all’azione di prevenzione e contrasto all’interno delle nostre città. Significa rimodulare le modalità di addestramento e creare nuove generazioni di operatori di polizia e delle forze armate, il cui scopo non sarà più unicamente quello di combattere la criminalità o di essere impiegato in paesi lontani dove si combattono guerre, ma di agire all’interno dei nostri confini nazionali. Ingaggiarci in questo modo direttamente nei nostri paesi, significherà anche ridurre la nostra capacità di andare a contrastare questi fenomeni laddove originano e sarà necessariamente, molto, molto oneroso.

Punto quarto: il messaggio è chiaro ed inequivocabile. Noi ci siamo, siamo in grado di attaccarvi esattamente come facevamo nei primi anni duemila, lo facciamo malgrado i vostri controlli serrati, vi costringiamo a tenete altissima la guardia ed a investire centinaia di milioni per contrastarci, vi possiamo costringere in difesa per tutto il tempo che riterremo necessario, possiamo comunicare ai nostri supporters che siamo tutt’altro che battuti e possiamo utilizzare queste azioni come leva per convincere chi ci guarda con ammirazione a fare il salto ed a venire a combattere contro di voi. Noi non siamo cambiati, ma piuttosto sono gli altri che, sbagliando, erano convinti di averci costretto ad un atteggiamento difensivo se non addirittura remissivo.

Loro sono tanti, capaci, determinati, e mantengono l’iniziativa. La partita è tutt’altro che in una fase di stanca ed è destinata a durare molto a lungo.

Carlo Biffani

Direttore Generale  di SCG

Up Next

Related Posts