Carlo Biffani intervistato da AGI

 

Libia: esperto sicurezza “risibile andarci con mandato Onu”

“E’ risibile e da ingenui pensare di andare in Libia con un mandato Onu, per svolgere attivita’ di peacekeeping. Non vi e’ alcuna pace da proteggere e consolidare. I nostri governanti stanno solo cercando di prendere tempo e di rimandare una decisione che, per salvaguardare la nostra sicurezza, i nostri confini e le risorse delle quali necessitiamo, andrebbe presa immediatamente”. A sottolinearlo e’ Carlo Biffani, uno dei massimi esperti di sicurezza internazionale e direttore generale della Security Consulting Group. “Per creare – spiega ancora Biffani – le condizioni affinche’ si possa arrivare ad una tregua tra i belligeranti, bisogna prima annientare le fazioni estremiste che agiscono sul territorio libico e questo si puo’ fare unicamente facendo loro la guerra”. Per Biffani “il mandato che il Consiglio di Sicurezza dovrebbe conferire alla missione che da piu’ parti viene richiesta, quasi implorata, dovrebbe prevedere un uso aggressivo della forza ed il solo termine, credo sia in grado di far recedere i nostri decisori politici. La responsabilita’ di comando di una missione di questo tipo comporta poi la capacita’ di gestire una compagine eterogenea come e’ sempre in ambito Onu, cosa questa difficilissima oltre che la volonta’ di utilizzare, in attacco, qualsiasi tipo di arma della quale si disponga. E bisognerebbe mettere in conto morti e feriti fra le nostre fila”.

Il direttore generale della Security Consulting Group prosegue la sua analisi spiegando come “ci e’ stato sempre raccontato che non vi era alcuna possibilita’ che i terroristi dello stato islamico potessero approfittare del tragico esodo degli africani verso le nostre coste, per infiltrare sul nostro territorio loro operativi ‘in sonno’. Sembrerebbe che anche questa granitica certezza starebbe vacillando e se e’ vero come e’ vero che lo stesso ministro Alfano, sta iniziando a manifestare un significativo cambio di rotta in tal senso, non credo che esistano analisti od uomini di intelligence che possano escludere questa eventualita’ in maniera categorica. Sostengo gia’ da quando inizio’ Mare Nostrum, che se non una soluzione, almeno una drastica riduzione del problema poteva consistere nell’impedire, in ogni modo, la partenza dalle coste libiche delle cosiddette carrette del mare”. Biffani si domanda “come mai nessuno osi tacciare Malta, la Spagna o la Grecia di razzismo e di barbarie, quando impediscono alle carrette del mare, come sono soliti fare, di entrare nelle loro acque territoriali. Il messaggio lo hanno mandato forte e chiaro quando hanno fatto fuoco con le armi di bordo, in prossimita’ della prua dei gommoni e delle barche stracariche di immigrati clandestini. Il messaggio e’ stato recepito e pare sia servito ad evitare il ripetersi di simili tentativi.

“Nessuno dei comandanti delle nostre unita’ della Marina Militare e della Guardia Costiera, e’ autorizzato a fare altrettanto, con i risultati, piaccia o meno, che sono sotto gli occhi di tutti”. Il pericolo maggiore in questo momento per Biffani “e’ corso dalle navi che soccorrono i profughi, dai mercantili e da quelle da pesca, che potrebbero essere attaccate in qualsiasi momento dagli uomini delle fazioni che si rifanno al califfato di Al Bahdadi. Mischiarsi ad un gruppo di disperati ed attaccare in azioni suicide o violente le unita’ della nostra Capitaneria o della Marina Militare, e’ qualcosa di tutt’altro che fantasioso. Quelle unita’ devono essere da subito messe nella condizione di potersi difendere. Nessuno puo’ escludere che i terroristi islamici provenienti dalla Libia possano tentare poi un azione di forza e provare a sequestrare l’equipaggio di una nave mercantile o di una da pesca che transitano nel quadrante sud del mediterraneo”.

Per Biffani “se non sapremo arginare il fenomeno e se non sapremo affrontare le nostre responsabilita’, potremmo trovarci presto con il problema in casa, chiusi come siamo, al centro dei fenomeni sul modello dei “lupi solitari” a nord e dell’esercito del califfo a sud. E noi nel mezzo”. Torna poi a parlare della situazione in Libia concludendo che “per essere efficace, una azione contro le bande che hanno gettato la Libia nel terrore e nel caos, dovrebbe prevedere un uso aggressivo della forza, decine di migliaia di uomini e contemplare una permanenza sul terreno di anni. Con ingenti vittime anche fra i componenti della compagine internazionale. Ergo, gli USA frenano e gelano le ambizioni del nostro governo che sperava di trasferire il rischio della decisione ad un livello piu’ alto. Se deciderete azioni con i vostri aeroplani, la cosa non ci riguarda. Se volete andare da soli, accomodatevi”.

Serena Petruzzo per AGI

 

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