“Droni, navi, missili e forze di terra” Ecco il piano per l’offensiva ad Assad. Intervista a Carlo Biffani

La pioggia di fuoco che arriverà via cielo e via mare sugli obiettivi siriani, in caso di un attacco alleato, sarà guidata dall’azione sul campo delle Forze speciali, veri occhi ed orecchie delle batterie missilistiche che si attivano tanti chilometri di distanza. A spiegare come funziona un’offensiva come quella a cui si potrebbe ricorrere contro Bashar al Assad è Carlo Biffani, ufficiale in congedo della Brigata Paracadutisti Folgore, esperto di operazioni delle Forze Speciali, di security ed intelligence privata, oggi direttore generale di «Security Consulting Group»,società leader nella sicurezza privata.

Al di là delle considerazioni politiche, le forze militari a che punto sono sulla questione siriana?

«Mentre i politici si consultano e nei gabinetti si susseguono gli incontri necessari a creare l’alleanza che sferrerà l’attacco al regime di Bashar al Assad, chi deve proporre le opzioni militari e deve operare sul campo è già pronto. I comandi militari americani, inglesi e francesi, hanno già redatto da tempo i piani di attacco alle installazioni ed alle strutture sensibili in Siria, e si tratta solo di dare il via a uomini e mezzi già sistemati sullo scacchiere».

Come si andrà ad operare sul campo?

«Questo tipo di azioni si svolgono con un largo impiego di strumenti come droni, aeromobili, navi, missili e con l’impiego di personale dei reparti di Forze Speciali e dell’intelligence sul terreno. Come già accadde nelle precedenti esperienze afgane, irachene e libiche, solo per citare alcuni esempi, il compito delle Forze Speciali alleate, che possono utilizzare basi posizionate in Giordania od a Cipro, è, nella prima ora, di addestrare e supportare le forze ribelli, ed in un momento come l’attuale è soprattutto quello di individuare le fonti di minaccia, i bersagli degli attacchi aerei e missilistici e guidare sull’obiettivo le bombe ed i missili che li colpiranno».

Quali sono obiettivi e rischi della prima fase?

«L’addestramento è quasi sempre svolto da istruttori che istruiscono alcuni esponenti delle fazioni individuate dall’intelligence come affidabili e non legate a movimenti qaedisti, nell’utilizzo di armi controcarro, di armi contraeree spalleggiabili, nelle tecniche di guerriglia, negli agguati e nei colpi di mano. Appare evidente come sia indispensabile comprendere quale sarà la circolazione delle informazioni e delle armi delle quali i combattenti verranno forniti, perché la storia di questo tipo di aiuti, è piena di esempi negativi e di episodi nei quali la situazione è poi sfuggita completamente di mano alla compagine occidentale».

Nella seconda fase invece?

«Dal punto di vista delle attività “in attacco” poste in essere da aliquote di Forze Speciali sul terreno in queste ore, il loro compito principale consiste nell’effettuare attività ben al di là delle linee nemiche, grazie all’utilizzo di formazioni ridotte, di pattuglie appiedate od automontate in infiltrazione e ricognizione notturna. Si viene generalmente infiltrati a mezzo di aviolancio ed una volta raggruppati sul terreno in aree precedentemente individuate, e ci si muove alla ricerca di obiettivi da segnalare all’intelligence che poi passerà l’informazione a chi deve coordinare gli attacchi aerei. In genere i distaccamenti sul terreno, non attaccano mai direttamente un obiettivo per evitare di svelare la loro presenza nell’area, ma a volte in rari casi può accadere che ingaggino conflitti a fuoco contro forze ostili, vanificando però in questo caso il loro potere strategico che consiste in larga misura nell’operare senza essere visti e nel guidare verso obiettivi certi l’attacco aereo».

A quando risale l’impiego delle forze speciali?

«Le Forze Speciali americane ed inglesi erano presenti in Iraq già durante la prima guerra del Golfo, alla ricerca delle rampe mobili degli Scud di Saddam, con l’obiettivo di individuarle e distruggerle direttamente o segnalandole ai comandi così da dirigere su di loro un attacco missilistico od aereo. Si temeva, allora, che il regime iracheno avrebbe tentato di lanciare missili contro altri paesi del Golfo innescando così un escalation che avrebbe potuto sconvolgere gli equilibri dell’area. Le stesse aliquote hanno poi operato in Libia, in Egitto, in Mali ed in Siria, oltre che in Afghanistan, sempre con lo scopo di addestrare, individuare bersagli e colpire rapidamente e letalmente».

Su cosa si basa la loro attività?

«Per muoversi sul terreno, queste forze hanno necessità di informazioni dirette ed affidabili e, nel caso siriano, possono anche contare su quanto riferito loro dai servizi di informazione saudita e giordano, che collaborano con americani ed inglesi e che, oltre che fornire “know how” ai loro colleghi occidentali, finanziano in solido ed addestrano i movimenti ribelli».

Tecnicamente come operano sul campo?

«Durante questo tipo di attività ci si muove, come accennato, prevalentemente di notte, in piccoli gruppi, composti almeno da una coppia di operatori, e si osserva con grande cautela, cosa è disposto sul terreno. Una volta individuato un obiettivo, che quasi sempre è ben vigilato e protetto, bisogna trovare una posizione che consenta il proseguo della osservazione da posizione quanto possibile riparata. Spesso si ricorre ad un esasperato camouflage e si è costretti a stare sdraiati ed immobili per delle ore. Si limitano al massimo le conversazioni via radio o telefoniche e si utilizzano strumenti di tecnologia che consentano un geo-referenziamento preciso, ovvero una localizzazione millimetrica che consenta al pilota del bombardiere che sgancerà il missile a guida laser, di lanciare con precisione totale. Quando l’attacco aereo viene effettuato, l’aliquota sul terreno attiva uno strumento che “illumina” ovvero rende visibile al sistema laser l’obiettivo e che guida il missile in maniera sicura sullo stesso. Ovvio che questo possa valere sia per obiettivi mobili, quali rampe missilistiche che per altri target come convogli in movimento. Altrettanto evidente il fatto che se si tratta di far esplodere una struttura fissa come una caserma od un deposito, non vi è in genere la necessità di “marcarlo” grazie all’intervento di operatori di Forze Speciali sul terreno, vista l’inamovibilità della struttura. Questi super-soldati possono essere impiegati anche nello svolgimento di azioni contro obiettivi strategici quali capi di stato, politici di alto rango, o comandanti militari. In tal caso possono utilizzare anche le loro dotazioni individuali e se necessario le armi controcarro e gli esplosivi che trasportano con loro».

Francesco Semprini per La Stampa

 

Up Next

Related Posts