In (terza) morte del Califfo al-Baghdadi

Ieri ho risposto alle domande Vanessa Tomassini dell’Indro riguardo alla ennesima, presunta, morte del Califfo al-Baghdadi. La testata on line ne ha inserito una parte nel pezzo che ha poi pubblicato. Avendole già scritte, mi dispiaceva che nessuno potesse leggere per intero le mie risposte alle domande della giornalista. Ve le propongo di seguito sperando possano interessarvi.

 

Diverse agenzie stampa, tra cui quella del Ministero della Difesa Russo, hanno dichiarato l’uccisione del leader del Califfato il 28 maggio a Raqqa, come inciderebbe, se inciderebbe, questa perdita per Daesh?

 

La notizia ha quanto mai bisogno di conferme ufficiali, aspetto questo di complessa attuazione visto che, perché un terrorista di questo livello e di questo spessore sia davvero da considerarsi come eliminato, c’è bisogno di riscontri sul campo, di dati raccolti sul terreno e possiamo essere certi del fatto che l’organizzazione che al-Baghdadi ha costituito, abbia tutto l’interesse a mantenere viva la sua figura e ad alimentare la sua leggenda, quindi senza foto del cadavere o tangibili riscontri oggettivi, rischiamo di assistere alla terza dipartita del Califfo in meno di tre anni. Vorrei poter spiegare che in genere l’ottenimento della prova incontrovertibile si ottiene attraverso l’acquisizione di DNA, di foto dettagliate e di riscontri che solo uomini sul terreno, siano essi operatori delle Forze Speciali, od infiltrati nella organizzazione, riescono ad ottenere. Un filmato preso da un drone che inquadra un convoglio che viene fatto oggetto di una azione a fuoco, non è sufficiente.

 

Come si muoverà IS, in seguito alla perdita?

 

Daesh ha dimostrato nel tempo di essere una organizzazione in grado di sopravvivere ai suoi capi proprio perché caratterizzata da una forte componente individualistica, da una attività di arruolamento ed azione basate su una sorta di franchising e su una estrema autonomia di iniziativa dei suoi affiliati. Bisognerà poi distinguere la perdita di capacità di performance attuabili in Siria ed in Nord Iraq, ovvero nei territori in cui Isis si era data una connotazione in termini di organizzazione statuale, da quello che potrebbe essere l’impatto sulle sue unità operative dislocate in Europa e pronte a colpire nel Vecchio Continente. Per quanto attiene poi alle capacità di difendere le loro roccaforti di Raqqa e Mosul, malgrado le difficoltà incontrate dalla coalizione, tale azione sembrerebbe già avviata verso l’esito della sconfitta di Daesh, quindi l’eventuale conferma dell’uccisione del Califfo non potrebbe che peggiorare ulteriormente lo stato di organizzazione ed efficienza nel quale versa ad oggi, il dominio di al Baghdadi. Attenzione però: guai a darsi per trionfatori nello scontro con una organizzazione così fluida, disarticolata e pericolosa come è Daesh.

 

Dobbiamo attenderci delle vendette di lupi solitari già presenti nei territori occidentali?

 

La loro fortissima volontà è sempre stata quella di ribadire colpo su colpo agli attacchi subiti, cercando di trasmettere di loro stessi una immagine di imbattibilità e di efficienza. Credo sia lecito attendersi rappresaglie ed azioni tese a farceli percepire come ancora capaci di sostenere qualsiasi sconfitta e di rispondere con il fuoco ed il terrore ai colpi ricevuti. Negli ultimi anni hanno sempre cercato di farsi percepire, anche con mezzi di circostanza ed azioni isolate dall’impatto fortunatamente dannoso più in termini di comunicazione che per numero di vittime o feriti arrecati, come una forza capace di replicare, appunto, colpo su colpo. Bisognerà tenere la guardia altissima ancora a lungo e considerare che il percorso che ci porta al superamento di questo tipo di minaccia è lungi dall’essere finito ed è ancora pieno di insidie.

 

Carlo Biffani

 

 

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