Libia e dintorni

Andare con una missione militare strutturata sarà doloroso e sanguinoso. Deve essere chiaro a tutti. Sarà bene chiederci cosa vorremo ottenere, perchè una volta postaci la domanda, potremmo forze scoprire che gli stessi risultati o quasi, ovvero dare una mano ad “alleati” locali meno inaffidabili di altri, eliminare IS da quei territori e mantenere lo standard di approvvigionamento di petrolio e gas, potremmo raggiungerli anche “solo” con un intervento mirato ed intelligente dei nostri “soldati invisibili” delle Forze Speciali.

Vi ricordate, vero, della Somalia e della Missione Ibis?

Beh, credo che questa potrebbe essere una versione della stessa molto, molto più cruenta, dolorosa e dispendiosa.

Abbiamo uomini in grado di eliminare nemici esponendosi a rischi molto più gestibili di quanto non possa accadere inviando reggimenti interi ed abbiamo uno strumento normativo ed operativo appena varato che permette agli stessi di operare sotto il diretto controllo della Presidenza del Consiglio dei Ministri quindi al di fuori di un sistema di controllo più lento, palese (leggasi pubblico) e macchinoso come quello parlamentare previsto per le missioni militari internazionali.

Quello che non ci è dato sapere e su cui mi permetto di esprimere sommessamente delle riserve, è se abbiamo la volontà politica di dare ordini operativi “definitivi e tempestivi” alle aliquote di Forze Speciali sul terreno, assumendocene la piena responsabilità.

Riguardo alla vicenda dei nostri due connazionali che sarebebro forse stati uccisi perchè utilizzati come scudi umani, mi permetto una breve notazione.

Parlare di “scudi umani” in riferimento alle circostanze tragiche ed ancora da chiarire verificatesi in Libia, mi pare inappropriato. L’idea degli scudi umani ci riporta ai tempi di Saddam in Iraq e degli occidentali legati alle ringhiere dei ponti che il rais immaginava potessero essere colpiti dai razzi dell’aviazione alleata. Quel tipo di deterrente funziona se chi è in attacco, sa della presenza di ostaggi e soprattutto, se gliene importa qualcosa di loro.

Questo non mi pare il caso delle milizie che potrebbero aver assaltato il convoglio sul quale viaggiavano i nostri connazionali, che quindi potrebbero od essere finiti vittime dei combattimenti che sono seguiti all’attacco al convoglio stesso, oppure potrebbero essere stati scientemente e volontariamente eliminati da chi li deteneva.

E chissà cosa sarebbe stato possibile organizzare in una situazione simile se avessimo avuto già distaccamenti di nostre SF operativi sul terreno.

carlo biffani

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