Anno 2004

Balcani, una bomba a orologeria

Carlo Biffani [Start Sicurezza], 22 gennaio 2004

I crimini sono stati efferati, tra i peggiori che possano colpire Paesi e popolazioni: stupri, eccidi, pulizie etniche. L'imbarazzo della comunità internazionale era stato così profondo che i leader politici non poterono non invocare l'intervento della NATO e stanziare centinaia di milioni di Euro per la permanenza di truppe di peace-keeping in tutta l'area. Stiamo parlando, ovviamente dei Balcani, un'area forse oggi trascurata dagli Stati Uniti e dal resto del mondo, impegnati nella difficile lotta contro il terrorismo e nella problematica transizione nell'Iraq dopo Saddam Hussein.

Ma, nel frattempo, la storia va avanti e non aspetta. In Serbia lo scorso 28 dicembre la maggioranza è andata a quegli stessi uomini che un decennio fa si sono macchiati di crimini efferati. In Bosnia e in Kosovo le ferite sono tutt'altro che chiuse. In Croazia sono saliti nuovamente al potere quei movimenti estremisti e nazionalisti responsabili della pulizia etnica in Bosnia. Tutti questi sviluppi possono in un attimo tramutare in cenere gli sforzi diplomatici e l'investimento finanziario garantito fino a oggi da tutto il mondo occidentale e delle Nazioni Unite.

In Serbia i nazionalisti hanno cavalcato l'onda dell'assassinio dell'ex premier Zoran Djindjic, guadagnando consensi e voti. Gli elettori serbi sulle ultime schede elettorali si sono ritrovati i nomi di ben quattro personaggi oggi sotto accusa di fronte al Tribunale dell'Aja. Due di loro sono anche stati eletti: si tratta di Slobodan Milosevic e di Vojslav Seselj. Il partito di Seselj ha guadagnato 82 seggi su 250 che, con i voti attribuiti a Milosevic salgono a 103: abbastanza per bloccare le riforme.

Anche in Bosnia il quadro è piuttosto desolante. C'è un bisogno assoluto di una nuova costituzione. Gli accordi di Dayton (1995) sponsorizzati dagli USA e che misero fine alle violenze sono oggi insufficienti per la regolamentazione di una vita democratica di un Paese che possa definirsi tale. Le disfunzioni attuali sono pericolose e costose e nessuna mente sobria e lungimirante si sognerebbe mai di mandare via le truppe della NATO fino a quando questa stabilizzazione non sia raggiunta.

La Bosnia, sotto pressione americana, sta tentando adesso di costituire un tribunale nazionale per i crimini di guerra. I maligni ne fanno derivare una palese volontà di Bush di screditare definitivamente il Tribunale dell'Aja, anche solo per tagliarne i costi. Ma a Washington si aspetta ancora che i Serbi catturino almeno altri due ricercati: Radovan Karadzic e Ratko Mladic.

Lo status del Kosovo rappresenta un'autentica bomba ad orologeria per l'intero corpus politico dei Balcani. Stati Uniti e Unione Europea hanno fissato al 2005 la data limite per la riapertura del negoziato tra Serbi e Albanesi per stabilire se il Kosovo rimarrà una provincia della Serbia o avrà altro destino.

Gli Stati deboli o falliti sono la peggiore minaccia in termini di terrorismo e armi di distruzione di massa. Una riforma democratica coerente e globale per la regione è l'unica strada percorribile per una risoluzione dei problemi ancora aperti. Ciò rientra a pieno titolo nella strategia di lotta globale al terrorismo.

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