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Washington Qualcuno li chiama mercenari. Altri li considerano eroi. Loro si definiscono consulenti di sicurezza, oppure manager del rischio. In Irak, i combattenti privati che provengono da molte patrie e non hanno alcuna bandiera sono più numerosi di tutti gli altri contingenti messi insieme, salvo quello Usa. Il rapimento di quattro italiani e l’uccisione di uno di loro hanno suscitato molti interrogativi. Famiglia Cristiana ha interpellato un loro collega, Carlo Biffani, 42 anni, ex paracadutista della Folgore, titolare dell’Agenzia di sicurezza internazionale Start, di ritorno da una missione a Baghdad.
«Secondo i dati in nostro possesso, ci sono circa 30.000 privati addetti alla sicurezza, di cui 15.000 fanno capo a società americane e 5-10.000 a imprese britanniche. Gli altri sono iracheni assunti da società locali. Queste cifre comprendono tanto le società come la nostra, specializzate nella gestione del rischio, quanto le cosiddette Pmc, Private military companies».
«Noi consulenti di sicurezza non siamo pagati per combattere. Per togliere il cliente da una situazione brutta si può essere costretti alla estrema ratio, ma il nostro è un lavoro di prevenzione, pianificazione e acquisizione di informazioni. Invece, le compagnie militari private sono pagate anche per combattere. È risaputo che in vari Paesi hanno fatto attività di prima linea accanto ai soldati regolari, come fanno in Irak».
«Sì, hanno tutto quello che occorre per fare la guerra».
«Quando siamo in missione, è nostra abitudine registrarci subito. All’ambasciata italiana a Baghdad risultava che quattro o cinque connazionali in tutto svolgevano quest’attività. Tra gli stranieri, vi sono molti americani, inglesi, libanesi, filippini e nepalesi».
«Ero in missione ricognitiva per organizzare la sicurezza di due imprese italiane interessate a un contratto in Irak. Noi siamo pronti, ma data la situazione i clienti si sono riservati di decidere».
«Ho conosciuto Salvatore Stefio. Qualche anno fa lo presentai a un cliente in Nigeria. Dopo quella esperienza egli costituì la Presidium, una società italiana ma registrata alle Seychelles».
«La più grande è la Kbr Halliburton, che fa capo all’azienda petrolifera di cui era amministratore l’attuale vicepresidente americano Dick Cheney. Ve ne sono diverse altre, tutte quotate in borsa. Il giro di affari è vicino ai 100 miliardi di euro all’anno. Un tempo, a fare questo mestiere erano pochissimi mercenari disposti a qualunque cosa purché il cliente pagasse. Oggi, la globalizzazione ha spinto le imprese occidentali in Paesi redditizi ma rischiosi. C’è bisogno di qualcuno che provveda alla sicurezza del personale».
«In Italia, intorno ai 3.000 euro al mese. I 1.000 dollari al giorno di cui si parla in Irak sono la cifra che le società percepiscono al lordo. Lo stipendio dei dipendenti difficilmente supera i 10.000 euro al mese».
«L’80 per cento ha avuto esperienze militari. In Italia molte società dicono di svolgerlo, ma a farlo veramente siamo in pochi. Vi sono tanti giovani aspiranti, spinti dal desiderio di avventura, ma chi fa davvero questo mestiere in genere ha più di 40 anni. Quasi tutti abbiamo famiglia. Io sono felicemente sposato da 10 anni e ho due figli».
«Spero che questo ragazzo non sia morto invano. Ci si dovrà rendere conto sempre meglio che dietro l’ingaggio di una persona per incarichi rischiosi ci devono essere preparazione, consapevolezza, coscienza, e tutto quello che distingue un bravo professionista in qualsiasi lavoro». Bruno Marolo
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