Roma -
"L'Italia e il Governo faranno il
possibile per arrivare nei tempi più brevi
possibili al rilascio dei quattro ostaggi italiani
in Iraq". Ha esordito così il
Ministro degli Esteri italiano Franco
Frattini, davanti alle Commissioni Esteri
di Camera e Senato, aggiungendo che "i
sequestri e i ricatti sono atti di totale e piena
criminalità terroristica. Si sottraggono, quindi,
a qualsiasi possibilità di trattativa".Il
Ministro ha anche detto che a breve
chiederà agli Stati Uniti una nuova risoluzione
Onu che fornisca "esplicita e formale
legittimazione al governo iracheno" prima del
prossimo 30 giugno.
Nessuna novità, quindi, riguardo ai quattro
italiani rapiti. L'unica novità riguarda i loro
nomi che, al microfono di Al Jazira, non si erano
compresi correttamente. I nomi sarebbero:
Salvatore Stefio, 34 anni, di Catenanuova,
in provincia di Enna; Umberto Cupertino, 35 anni,
di Sammichele di Bari; Fabrizio Quattrocchi,
catanese, e Maurizio Agliana, 37 anni, di
Prato.
Ancora mistero, quindi, sulla vera attività dei
presunti soldati. Resta aperta l'ipotesi di un
rapimento di agenti segreti, sebbene il
presidente del Comitato parlamentare di controllo
sui Servizi segreti Enzo Bianco abbia
dichiarato che al momento non risultano agenti
impegnati in quei territori. Di diverso avviso,
invece, Jabbar al-Kubaysi, della
resistenza armata irachena. È lui,
infatti, a sostenere che i quattro italiani
appartengano all'intelligence italiana e perciò
devono essere considerati a tutti gli effetti
prigionieri di guerra.
In una nota ufficiale, però, anche
l'amministratore della Start Sicurezza
Carlo Biffani ha sottolineato che
"gli ultimi episodi mostrano molti
prigionieri rapiti per ottenerne profitti
economici anche minimi (addirittura solo
200 dollari a persona) attraverso la richiesta di
riscatti. Molti di loro – aggiunge - sono
operatori della stampa internazionale, membri di
organizzazioni internazionali e dipendenti di
società straniere e multinazionali".
L'idea che quindi si tratti di agenti segreti
potrebbe non essere reale. Resta però
l'eventualità di un esercito di mercenari che
affianchino le truppe tradizionali. Anche
in questo caso Biffani avvisa che "è
necessario, di fronte all'incapacità di
fronteggiare militarmente la violenta evoluzione
degli avvenimenti in Iraq da parte delle forze
militari e di sicurezza dell'Autorità Provvisoria,
trovare soluzioni concrete, rapide e direttamente
applicabili. Ed è qui che entra in gioco il
settore privato".
Rimane il problema che un affiancamento del
genere, per l'Italia è reato, se non ci si limita
alla mansione di guardia privata ma si collabora
con i soldati ufficialmente schierati. Nel
discorso di Frattini alla Camera questo tema non è
stato trattato, ma il Ministro ha comunque
comunicato che Stefio sarebbe presidente
della Presidium International Corporation, una
società con holding nella Repubblica delle
Seychelles. L'azienda opererebbe nella
sicurezza, difesa, protezione del business e della
gestione delle crisi in aree a medio e alto
rischio. La consulenza che offre è per lo più
rivolta ai governi e alle aziende con problemi di
difesa e sicurezza, attraverso uffici di
rappresentanza e filiali ad Hereford, in Gran
Bretagna, Roma e Olbia, Lagos ed Abuia in
Nigeria.
Gli altri tre prigionieri Quattrocchi,
Agliana e Cupertino, infine, sarebbero alle
dipendenze della società Dts Llc del Nevada che,
si precisa dalla Farnesina, è amministrata dal
Direttore Valeria Castellani, in questi giorni a
Baghdad.
All'inizio le imprese di sicurezza che
sembravano coinvolte dal rapimento erano molte di
più, e alcune erano state sentite in mattinata
dalla magistratura. Ora, però, con le
dichiarazioni ufficiali del Ministro degli Esteri,
ci si attende che la Magistratura indaghi sul tipo
di servizio svolto da questi uomini in Iraq. E
comprenda perché non c'era stata la
denuncia della presenza al
Consolato.