Baghdad -
Quattro italiani sono stati effettivamente
rapiti.Lo conferma la
Farnesina in una breve nota. I
connazionali sarebbero dipendenti della
Dts Security, società
americana che si occupa di sicurezza. Le
immagini sono state trasmesse dalla TV
qatara Al Jazira, che ha chiesto
ai prigionieri il loro nome. Sarebbero
Salvatore Stefio, Umbertino Umberto,
Fabrizio Quattrocchi e Maurizio Aldan.
Le 'Brigate di Maometto' chiedono le
scuse del Presidente del Consiglio
italiano Silvio Berlusconi per
liberare gli uomini che, dalle immagini, sono
sembrati in discrete condizioni. Le riprese del
canale satellitare hanno fatto vedere gli italiani
mentre mostravano i passaporti, per poi lasciar
spazio alle richieste dei rapitori: oltre alle
scuse del premier, anche il ritiro delle truppe
secondo una precisa tabella di marcia. Si
pretende, inoltre, la liberazione di alcuni
iracheni detenuti a Nassiriya.
Raggiunto al telefono, lo zio di
Salvatore, Antonio Stefio, si dice
preoccupato e incredulo: "Abbiamo avuto la
notizia dalla televisione. Non sapevo
nemmeno che mio nipote fosse partito per
l'Iraq. L'ho capito solo dopo aver visto
le immagini. Sembrava un brutto sogno. Poi,
invece – continua lo zio del prigioniero –
le immagini del telegiornale mi hanno fatto
capire che era vero. Ho chiamato mio fratello
Angelo, il padre di Salvatore, ma il suo telefono
risulta irraggiungibile. Sono riuscito a sapere
solo che sarebbe andato dai carabinieri per capire
cosa stava succedendo. Ma non so quali
aggiornamenti abbia. Quello che mi sembra
strano è che ignorassimo non solo la sua partenza,
ma anche il suo lavoro. Un'agenzia.
Nulla di più preciso".
Ci sono due ipotesi accreditate. Da un lato
l'eventualità del rapimento di quattro
uomini dei Servizi Segreti italiani. Se
così fosse, l'intelligence avrebbe
mascherato il vero ruolo dei suoi uomini parlando
di dipendenti di una società di sicurezza.
Dall'altro, si tratterebbe veramente di
mercenari assoldati dalla Dts come guardie
private al servizio del Pentagono. In
tutto, ad affiancare gli eserciti nazionali in
enti di questo genere, ci sarebbero 15
mila unità .
"All'inizio – esordisce
Gabriella Pagliani, africanista
dell'Università Cattolica di
Milano e autrice di 'Il
mestiere della guerra. Dai mercenari ai manager
della sicurezza' – si era pensato a
militari della Armor, una
compagnia americana militare privata. Ma non è
facile fare congetture, perché non vengono mai
dichiarati quanti uomini sono impegnati.
Oltretutto, sono imprese
segretissime, difficilissime da
conoscere. Mentre, infatti, per la
Blackwater, la
Diligens, la
Limited Company,
la Global Risck
International si sa quante
persone operano, per altre manca persino questa
informazione".
Interpellato, il Contingente Italiano a
Bassora nega di conoscere realtà di
ventura che contemplino italiani. Il portavoce
Maggiore Antonio Sottile aggiunge
inoltre di "non avere questo genere di notizie
perché i mercenari non lavorano con noi".La
difficoltà di stimare gli italiani presenti in
Iraq al momento è aggravata dal divieto,
nel Paese, a essere mercenari. La
legge 210 del 1995, infatti, prevede per
questo reato pene da 2 a 7 anni. Per le aziende
che reclutano individui le pene salgono da 4 a 14
anni.
"C'è una scappatoia –
spiega però la Pagliani -. Le ditte, infatti,
assumono i soldati come
dipendenti. Un italiano assunto, quindi,
può senza problemi arrivare in Iraq, passando
attraverso la Giordania ed entrando nel Paese con
i dovuti appoggi. L'armamento dei soldati,
ovviamente, avviene direttamente sul posto.
In Italia ci sono agenzie che potrebbero
operare nel campo con una copertura da
addestramento per guardie del corpo.
Presentano, infatti, un'ampia sezione dedicata
alla sopravvivenza e alla difesa. Una è la
Security Professionals Academy &
Agency Di Tony Zanti nel varesotto, a
Saronno. L'altra è la Start Sicurezza,
sotto l'amministrazione dall'ex parà Carlo
Biffani".
"Lo stato di illegalità è quello che ho
segnalato alla Magistratura – avverte il
Senatore del Pdci Gianfranco
Pagliarulo – dopo aver letto sui
maggiori quotidiani l'ammissione da parte di
queste agenzie di svolgere attività di mercenari.
In un caso l'intervistato era persino il
consigliere delegato di una delle imprese che in
primo piano pongono l'attività di guardie del
corpo. Esiste, però, una
zona grigia, oscura e confusa nella quale non si
capisce dove inizi il mestiere di bodyguard e dove
quella di militare al soldo. Credo –
aggiunge - che il numero di agenti italiani
presenti sia imponderabile, perché tutta la
vicenda è coperta da una sostanziale
reticenza".
"È bene non fare confusione – dichiara
l'amministratore della 'Start Sicurezza'
di Ostia Antica, Carlo Biffani – e
capire che ci sono società fornitrici di servizi
di sicurezza anche nel caso di servizi di
protezione ravvicinata. La mia, ad esempio, si
preoccupa di fornire consulenze in termini di
sicurezza e qualche volta compie servizi
ravvicinati. Ma questo genere di imprese
non va a far la guerra. Protegge le
persone che si muovono in scenari di guerra, ma
non combatte".
"Un'altra cosa, invece, sono le
PMC, le Privates Military Companies che fanno
attività di supporto alle parti ufficialmente
schierate. Noi, certamente, non siamo una
PMC, tanto che abbiamo immediatamente dato
comunicazione dei nostri dipendenti ai consolati
di competenza. Non tutti, però, seguono la via
maestra, quella della legalità e dell'ufficialità.
Quindi la Dts Security potrebbe non aver
denunciato gli italiani al suo servizio.
Per quel che ci riguarda, inoltre, non ci sono al
momento dipendenti italiani a Baghdad. Quello che
posso preannunciare – conclude – è che ci
saranno entro al massimo una o due
settimane".
Fino a questo pomeriggio il Governo si era
mantenuto reticente e burocratico davanti al
rapimento dei suoi uomini, "rispondendo un
semplice 'Non ci risulta' – spiega il S
enatore -. Mi sarei aspettato
una dichiarazione del tipo 'Stiamo svolgendo delle
indagini per capire se vi sono italiani alle
dipendenze di imprese italiane o straniere che
esportano personale in Iraq al fine della
sicurezza per capire se possono essere stati
rapiti'. Poniamo, infatti, - dice - che
un connazionale sia stato reclutato da un'impresa
inglese per questo lavoro. Essendo al limite della
legalità non comunicherà nulla al Consolato. Ecco
perché è essenziale una ricerca immediata".
Le ultime ore hanno dimostrato che le teorie di
Pagliarulo erano fondate. In particolare gli
interessati sarebbero ex militari che provengono
dai corpi speciali e hanno intravisto in questa
attività un nuovo business per prendere più
denaro. "Il boom – chiarisce la
docente della Cattolica – c'è stato
negli anni '90. Sono sorte queste compagnie
private militari che in Africa fornivano pacchetti
completi contro i ribelli per gli Stati che non
erano in grado di rispondere autonomamente. Le
prime sono state in Sierra Leone e in Angola. Poi
è stato un proliferare. A fianco c'è stato
il boom dei Contractors, compagnie ufficiali
legate strettamente al Pentagono, che le ha
inviate ovunque. Già in Colombia. O in
Croazia, dove ha istruito i croati contro i serbi.
Sono, nella pratica, una lunga mano del Pentagono,
in grado di fornire qualunque consulenza di
sicurezza".
Questi mercenari si occupano soprattutto di
logistica e hanno il pieno appoggio anche del
Governatore americano dell'Iraq Paul
Bremer che ha messo in bilancio 100 milioni di
dollari per sostituire con agenti privati i
soldati che proteggono oggi la Zona Verde di
Baghdad, ad alta concentrazione di
popolazioni straniere.
"Un'accoglienza tanto entusiastica di
questi enti – commenta la Pagliani - è
legata alla grande autonomia nella quale possono
operare le imprese private. Hanno armi spesso più
sofisticate dell'esercito nazionale e non hanno
con questo nessun legame. Ottengono un contratto,
ad esempio addestrare la polizia locale irachena,
e lo svolgono come farebbe un privato. È
una grande comodità per il Pentagono, che non
necessita dell'autorizzazione del Congresso per
questi accordi. Inoltre – conclude
la dottoressa - la loro morte non è
conteggiata negli attuali 650 decessi. Se questi
muoiono, e ne sono mancati già parecchi, nessuno
lo viene a sapere".
"Se per l'America non è reato –
riprende il Senatore del Pdci
– immagino invece che lo Stato
italiano abbia dei servizi segreti. Questi servizi
avranno sicuramente delle informazioni in
merito. Informazioni che dovrebbero
essere rese pubbliche al più presto. Mi ha stupito
che in questi giorni la presunta notizia degli
italiani rapiti non abbia occupato nessuno spazio
sui giornali. È preoccupante, perché il silenzio
dei media è di cattivo auspicio per il
futuro".