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Notiziario NIP - News ITALIA PRESS agenzia stampa - N° 71 - Anno XI, 13 aprile 2004
Italiani rapiti: liberi solo con le scuse di Berlusconi
Mercenari o guardie del corpo? Mistero sul silenzio che ha avvolto il sequestro. Una pista parlerebbe anche dei Servizi Segreti

Baghdad - Quattro italiani sono stati effettivamente rapiti.Lo conferma la Farnesina in una breve nota. I connazionali sarebbero dipendenti della Dts Security, società americana che si occupa di sicurezza. Le immagini sono state trasmesse dalla TV qatara Al Jazira, che ha chiesto ai prigionieri il loro nome. Sarebbero Salvatore Stefio, Umbertino Umberto, Fabrizio Quattrocchi e Maurizio Aldan.

Le 'Brigate di Maometto' chiedono le scuse del Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi per liberare gli uomini che, dalle immagini, sono sembrati in discrete condizioni. Le riprese del canale satellitare hanno fatto vedere gli italiani mentre mostravano i passaporti, per poi lasciar spazio alle richieste dei rapitori: oltre alle scuse del premier, anche il ritiro delle truppe secondo una precisa tabella di marcia. Si pretende, inoltre, la liberazione di alcuni iracheni detenuti a Nassiriya.

Raggiunto al telefono, lo zio di Salvatore, Antonio Stefio, si dice preoccupato e incredulo: "Abbiamo avuto la notizia dalla televisione. Non sapevo nemmeno che mio nipote fosse partito per l'Iraq. L'ho capito solo dopo aver visto le immagini. Sembrava un brutto sogno. Poi, invece – continua lo zio del prigioniero – le immagini del telegiornale mi hanno fatto capire che era vero. Ho chiamato mio fratello Angelo, il padre di Salvatore, ma il suo telefono risulta irraggiungibile. Sono riuscito a sapere solo che sarebbe andato dai carabinieri per capire cosa stava succedendo. Ma non so quali aggiornamenti abbia. Quello che mi sembra strano è che ignorassimo non solo la sua partenza, ma anche il suo lavoro. Un'agenzia. Nulla di più preciso".

Ci sono due ipotesi accreditate. Da un lato l'eventualità del rapimento di quattro uomini dei Servizi Segreti italiani. Se così fosse, l'intelligence avrebbe mascherato il vero ruolo dei suoi uomini parlando di dipendenti di una società di sicurezza. Dall'altro, si tratterebbe veramente di mercenari assoldati dalla Dts come guardie private al servizio del Pentagono. In tutto, ad affiancare gli eserciti nazionali in enti di questo genere, ci sarebbero 15 mila unità .

"All'inizio – esordisce Gabriella Pagliani, africanista dell'Università Cattolica di Milano e autrice di 'Il mestiere della guerra. Dai mercenari ai manager della sicurezza'si era pensato a militari della Armor, una compagnia americana militare privata. Ma non è facile fare congetture, perché non vengono mai dichiarati quanti uomini sono impegnati. Oltretutto, sono imprese segretissime, difficilissime da conoscere. Mentre, infatti, per la Blackwater, la Diligens, la Limited Company, la Global Risck International si sa quante persone operano, per altre manca persino questa informazione".

Interpellato, il Contingente Italiano a Bassora nega di conoscere realtà di ventura che contemplino italiani. Il portavoce Maggiore Antonio Sottile aggiunge inoltre di "non avere questo genere di notizie perché i mercenari non lavorano con noi".La difficoltà di stimare gli italiani presenti in Iraq al momento è aggravata dal divieto, nel Paese, a essere mercenari. La legge 210 del 1995, infatti, prevede per questo reato pene da 2 a 7 anni. Per le aziende che reclutano individui le pene salgono da 4 a 14 anni.

"C'è una scappatoia – spiega però la Pagliani -. Le ditte, infatti, assumono i soldati come dipendenti. Un italiano assunto, quindi, può senza problemi arrivare in Iraq, passando attraverso la Giordania ed entrando nel Paese con i dovuti appoggi. L'armamento dei soldati, ovviamente, avviene direttamente sul posto. In Italia ci sono agenzie che potrebbero operare nel campo con una copertura da addestramento per guardie del corpo. Presentano, infatti, un'ampia sezione dedicata alla sopravvivenza e alla difesa. Una è la Security Professionals Academy & Agency Di Tony Zanti nel varesotto, a Saronno. L'altra è la Start Sicurezza, sotto l'amministrazione dall'ex parà Carlo Biffani".

"Lo stato di illegalità è quello che ho segnalato alla Magistratura – avverte il Senatore del Pdci Gianfranco Pagliarulodopo aver letto sui maggiori quotidiani l'ammissione da parte di queste agenzie di svolgere attività di mercenari. In un caso l'intervistato era persino il consigliere delegato di una delle imprese che in primo piano pongono l'attività di guardie del corpo. Esiste, però, una zona grigia, oscura e confusa nella quale non si capisce dove inizi il mestiere di bodyguard e dove quella di militare al soldo. Credo – aggiunge - che il numero di agenti italiani presenti sia imponderabile, perché tutta la vicenda è coperta da una sostanziale reticenza".

"È bene non fare confusione – dichiara l'amministratore della 'Start Sicurezza' di Ostia Antica, Carlo Biffanie capire che ci sono società fornitrici di servizi di sicurezza anche nel caso di servizi di protezione ravvicinata. La mia, ad esempio, si preoccupa di fornire consulenze in termini di sicurezza e qualche volta compie servizi ravvicinati. Ma questo genere di imprese non va a far la guerra. Protegge le persone che si muovono in scenari di guerra, ma non combatte".

"Un'altra cosa, invece, sono le PMC, le Privates Military Companies che fanno attività di supporto alle parti ufficialmente schierate. Noi, certamente, non siamo una PMC, tanto che abbiamo immediatamente dato comunicazione dei nostri dipendenti ai consolati di competenza. Non tutti, però, seguono la via maestra, quella della legalità e dell'ufficialità. Quindi la Dts Security potrebbe non aver denunciato gli italiani al suo servizio. Per quel che ci riguarda, inoltre, non ci sono al momento dipendenti italiani a Baghdad. Quello che posso preannunciare – conclude – è che ci saranno entro al massimo una o due settimane".

Fino a questo pomeriggio il Governo si era mantenuto reticente e burocratico davanti al rapimento dei suoi uomini, "rispondendo un semplice 'Non ci risulta' – spiega il S enatore -. Mi sarei aspettato una dichiarazione del tipo 'Stiamo svolgendo delle indagini per capire se vi sono italiani alle dipendenze di imprese italiane o straniere che esportano personale in Iraq al fine della sicurezza per capire se possono essere stati rapiti'. Poniamo, infatti, - dice - che un connazionale sia stato reclutato da un'impresa inglese per questo lavoro. Essendo al limite della legalità non comunicherà nulla al Consolato. Ecco perché è essenziale una ricerca immediata".

Le ultime ore hanno dimostrato che le teorie di Pagliarulo erano fondate. In particolare gli interessati sarebbero ex militari che provengono dai corpi speciali e hanno intravisto in questa attività un nuovo business per prendere più denaro. "Il boom – chiarisce la docente della Cattolicac'è stato negli anni '90. Sono sorte queste compagnie private militari che in Africa fornivano pacchetti completi contro i ribelli per gli Stati che non erano in grado di rispondere autonomamente. Le prime sono state in Sierra Leone e in Angola. Poi è stato un proliferare. A fianco c'è stato il boom dei Contractors, compagnie ufficiali legate strettamente al Pentagono, che le ha inviate ovunque. Già in Colombia. O in Croazia, dove ha istruito i croati contro i serbi. Sono, nella pratica, una lunga mano del Pentagono, in grado di fornire qualunque consulenza di sicurezza".

Questi mercenari si occupano soprattutto di logistica e hanno il pieno appoggio anche del Governatore americano dell'Iraq Paul Bremer che ha messo in bilancio 100 milioni di dollari per sostituire con agenti privati i soldati che proteggono oggi la Zona Verde di Baghdad, ad alta concentrazione di popolazioni straniere.

"Un'accoglienza tanto entusiastica di questi enti – commenta la Pagliani - è legata alla grande autonomia nella quale possono operare le imprese private. Hanno armi spesso più sofisticate dell'esercito nazionale e non hanno con questo nessun legame. Ottengono un contratto, ad esempio addestrare la polizia locale irachena, e lo svolgono come farebbe un privato. È una grande comodità per il Pentagono, che non necessita dell'autorizzazione del Congresso per questi accordi. Inoltre – conclude la dottoressa - la loro morte non è conteggiata negli attuali 650 decessi. Se questi muoiono, e ne sono mancati già parecchi, nessuno lo viene a sapere".

"Se per l'America non è reato – riprende il Senatore del Pdci – immagino invece che lo Stato italiano abbia dei servizi segreti. Questi servizi avranno sicuramente delle informazioni in merito. Informazioni che dovrebbero essere rese pubbliche al più presto. Mi ha stupito che in questi giorni la presunta notizia degli italiani rapiti non abbia occupato nessuno spazio sui giornali. È preoccupante, perché il silenzio dei media è di cattivo auspicio per il futuro".


Matteo Parlascino/News ITALIA PRESS

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