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Edizione n. 65 del 22/03/2005 Oggi è Mar, 22 Mar 2005

Carlo Biffani di “startsicurezza” dà una lettura del tutto originale della liberazione della giornalista

Intervista, “Pollari sta cambiando la politica del Sismi, c’è più trasparenza, lo mostra il caso Sgrena”
di Elisa Borghi

Ex ufficiale ed amministratore dell’unica società italiana che svolge piani di fattibilità, monitoraggio e acquisizione dati per aziende italiane in territorio iracheno (www.startsicurezza.com), Carlo Biffani valuta con occhio esperto la tragica vicenda in cui è rimasto ucciso l’agente del Sismi Nicola Calipari. E oltre a sottolineare l’assurdità della tesi dell’agguato ai danni della giornalista, nota come l’atteggiamento del servizio di informazione militare sia mutato rispetto al passato.

Dottor Biffani, le fotografie della macchina su cui viaggiava Giuliana Sgrena mostrano una realtà ben diversa da come la giornalista l’ha dipinta. Un solo proiettile è piantato nel sedile posteriore dell’auto e non vi sono danni di grande portata...
Ho sempre avuto bubbi circa i numeri e la versione dei fatti riportata dalla signora Sgrena. Chiunque abbia fatto un minimo di attività militare o anche sportiva, come tiratore tiro, non può non concordare sul fatto che con 400 colpi di calibro 556, quello che presumibilmente hanno utilizzato i militari americani, la macchina sarebbe stata enormemente danneggiata.

Lei esclude la tesi dell’agguato. Con quali argomenti?
Fare un agguato del genere sarebbe completamente sbagliato dal punto di vista esecutivo. Le persone che si presume dovevano esserne vittime sono quasi tutte sopravvissute e ora sono testimoni in grado di raccontare l’accaduto. Un esito assolutamente inadeguato all’ipotesi di un complotto.

Esclusa l’ipotesi dell’agguato rimane quella dell’incidente. Un incidente di questo tipo è frequente in un teatro di guerra?
Certo. In casi come questo molto dipende dalle circostanze: dall’orario, dalla capacità esecutiva del personale impiegato, dagli imprevisti. La strada per l’aeroporto di Bagdad è particolarmente pericolosa. Quotidianamente lì avvengono attentati ai danni delle truppe della coalizione sia con armi da fuoco, sia con materiale esplosivo. Soprattutto fra le 5 e le 7 del mattino e in tarda serata, orari in cui, sapendo che circolano solo truppe americane, i guerriglieri hanno gioco più facile. Anche che la zona intorno alla strada è pericolosa: ci sono alberi bassi, costruzioni a ridosso della via... insomma, è un teatro ideale per svolgere azioni di offesa verso i reparti militari.

Lei sostiene che questa vicenda segni un cambiamento nel modo di operare del Sismi. Perché?
Perché per la prima volta da quando esistono i servizi di informazione, in particolare militari, vengonao date informazioni tanto chiare e dettagliate sui fatti accaduti. Per la prima volta viene reso noto che un responsabile di divisione dei servizi di informazione militare è caduto in operazione. Fatto che potrebbe essere successo molte altre volte ma a cui solo la gestione attuale, quella del generale Pollari, ha deciso di dare visibilità. Anche questo tipo di contato con la stampa è insolito.

Questo indica un cambiamento di politica nel servizio di informazione militare? In quale direzione?
Nella direzione della trasparenza, della chiarificazione dell’operato e degli intenti dell’intelligence.
Avevo sempre ritenuto che il Sisde non fosse terreno di caccia per persone con un background come quello del compianto dottor Calipari. Per il poco che ci è dato sapere, solitamente ai servizi militari di intelligence finiscono per arrivare quasi sempre militari.

L'opinione delle libertà
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