Carlo Biffani di
“startsicurezza” dà una lettura del tutto originale della
liberazione della giornalista
Intervista, “Pollari sta cambiando
la politica del Sismi, c’è più trasparenza, lo mostra il caso
Sgrena”
di Elisa
Borghi
Ex ufficiale ed amministratore
dell’unica società italiana che svolge piani di fattibilità,
monitoraggio e acquisizione dati per aziende italiane in
territorio iracheno (www.startsicurezza.com), Carlo Biffani
valuta con occhio esperto la tragica vicenda in cui è rimasto
ucciso l’agente del Sismi Nicola Calipari. E oltre a
sottolineare l’assurdità della tesi dell’agguato ai danni
della giornalista, nota come l’atteggiamento del servizio di
informazione militare sia mutato rispetto al
passato.
Dottor Biffani, le fotografie della macchina
su cui viaggiava Giuliana Sgrena mostrano una realtà ben
diversa da come la giornalista l’ha dipinta. Un solo
proiettile è piantato nel sedile posteriore dell’auto e non vi
sono danni di grande portata...
Ho sempre avuto bubbi circa
i numeri e la versione dei fatti riportata dalla signora
Sgrena. Chiunque abbia fatto un minimo di attività militare o
anche sportiva, come tiratore tiro, non può non concordare sul
fatto che con 400 colpi di calibro 556, quello che
presumibilmente hanno utilizzato i militari americani, la
macchina sarebbe stata enormemente danneggiata.
Lei
esclude la tesi dell’agguato. Con quali argomenti?
Fare un
agguato del genere sarebbe completamente sbagliato dal punto
di vista esecutivo. Le persone che si presume dovevano esserne
vittime sono quasi tutte sopravvissute e ora sono testimoni in
grado di raccontare l’accaduto. Un esito assolutamente
inadeguato all’ipotesi di un complotto.
Esclusa
l’ipotesi dell’agguato rimane quella dell’incidente. Un
incidente di questo tipo è frequente in un teatro di
guerra?
Certo. In casi come questo molto dipende dalle
circostanze: dall’orario, dalla capacità esecutiva del
personale impiegato, dagli imprevisti. La strada per
l’aeroporto di Bagdad è particolarmente pericolosa.
Quotidianamente lì avvengono attentati ai danni delle truppe
della coalizione sia con armi da fuoco, sia con materiale
esplosivo. Soprattutto fra le 5 e le 7 del mattino e in tarda
serata, orari in cui, sapendo che circolano solo truppe
americane, i guerriglieri hanno gioco più facile. Anche che la
zona intorno alla strada è pericolosa: ci sono alberi bassi,
costruzioni a ridosso della via... insomma, è un teatro ideale
per svolgere azioni di offesa verso i reparti
militari.
Lei sostiene che questa vicenda segni un
cambiamento nel modo di operare del Sismi. Perché?
Perché
per la prima volta da quando esistono i servizi di
informazione, in particolare militari, vengonao date
informazioni tanto chiare e dettagliate sui fatti accaduti.
Per la prima volta viene reso noto che un responsabile di
divisione dei servizi di informazione militare è caduto in
operazione. Fatto che potrebbe essere successo molte altre
volte ma a cui solo la gestione attuale, quella del generale
Pollari, ha deciso di dare visibilità. Anche questo tipo di
contato con la stampa è insolito.
Questo indica un
cambiamento di politica nel servizio di informazione militare?
In quale direzione?
Nella direzione della trasparenza,
della chiarificazione dell’operato e degli intenti
dell’intelligence.
Avevo sempre ritenuto che il Sisde non
fosse terreno di caccia per persone con un background come
quello del compianto dottor Calipari. Per il poco che ci è
dato sapere, solitamente ai servizi militari di intelligence
finiscono per arrivare quasi sempre
militari.