Scenari in divenire

Procediamo con ordine. Od almeno, proviamoci.

Da qualche anno, la Capitale, prima ai tempi del fù Osama Bin Laden e poi in quelli attualissimi del Califfo, è minacciata pesantemente.

Ho memoria di minacce portate a mezzo comunicati, nelle quali si fa riferimento a bombe sporche, ad azioni a fuoco di varia natura, all’utilizzo di attentatori a bordo di vetture di ogni genere e tipo. Camion bomba, auto bomba, moto bomba, Ape bomba.

Ci è stato detto che a Pratica di Mare vi sarebbero una coppia di aerei da caccia, il cui equipaggio è pronto a decollare in pochi istanti, per bloccare una minaccia in stile 11 settembre, ma carte geografiche e compasso alla mano, temo che gli sarebbe comunque impossibile riuscire ad intervenire in tempo utile a sventare la minaccia, visto che l’aeroporto di Fiumicino è a pochi minuti di volo dal centro città e che quello di Ciampino è addirittura, praticamente ai margini della stessa. A tale proposito, varrà la pena specificare che il sentiero di discesa e di avvicinamento finale a Ciampino passa sul centro della città e temo che se un comandante facesse “cloche avanti” decidendo di lanciarsi sul Colosseo mentre lo sorvola, come accade a decine di voli civili che ogni giorno atterrano a Ciampino, i pur eccezionali nostri piloti militari non farebbero in tempo a fare altro che sorvolare macerie a volo radente.

Lo spazio aereo nel quale si è mosso l’elicottero che lanciava petali di rosa, è proprio in prossimità del “finale” di avvicinamento a Ciampino, ma nessuno pare se ne fosse accorto fintanto che non hanno iniziato a girare le immagini del funerale.

Schierare in città una coppia di Mangusta, gli elicotteri d’assalto in dotazione alle nostre FFAA, in grado di provare a difendere lo spazio aereo di prossimità e fungere da detterrente, come proposto stamani dal giornalista Enzo Scichilone, mi sembrerebbe quanto mai sensato.

Sempre in tema di attacchi, veri o presunti e di Anfiteatro Flavio, tempo fa, un invasato extra comunitario, minacciò armato di coltello ed urlando, i turisti che erano in fila per fare visita al monumento. Il tipo, risultato poi estraneo a questioni riguardanti il terrorismo propriamente detto, fu neutralizzato da personale appartenente alla Polizia Locale di Roma Capitale. Ci saranno stati, spereremmo tutti, anche agenti dell’anti terrorismo o di reparti qualificati nel contrasto della minaccia del jihad, ma tant’è, il tipo fu bloccato da Vigili Urbani.

Ieri, un terrorista vero, per così dire DOC, è potuto salire su un treno ad alta velocità, armato di un fucile d’assalto AK74, completo di nove serbatoi munizioni, pistole e pugnali e solo la benedetta presenza non chè il coraggioso intervento di due Marines delle FFAA Statunitensi, in viaggio per motivi personali, ha evitato una strage di proporzioni devastanti. Esagero? Forse, ma voi avete idea di cosa possa combinare un fucile d’assalto in un treno in corsa?

Ci si aspetterebbe che un soggetto già noto ai servizi di sicurezza di paesi come la Francia ed il Belgio, paesi che hanno sperimentato da vicino ed in tempi recentissimi la furia jihadista, dovesse essere più che “attenzionato” seguito da presso e ci si aspetterebbe che nessuno ai tempi nostri, possa arrivare in una stazione centrale e salire su un terno simbolo come quelli ad alta velocità, con un simile bagaglio.

La sensazione che viviamo è che se è vero che è impossibile difendere ogni singolo potenziale bersaglio, è altrettanto vero che qualcosa di terribilmente grave stia accadendo in termini di capacità previsionale da parte di chi dovrebbe immaginare scenari possibili di attacco ed una azione in termini di risposta proattiva. Finora lo Stellone, l’abnegazione dei singoli e le capacità delle vituperate FFOO e di Sicurezza ci hanno aiutato, ma da chi ha la responsabilità politica delle strategie da attuare, personalmente, mi aspetterei dell’altro.

Carlo Biffani per SCG

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