Security contractor in locazioni estere a medio ed alto rischio: Il nostro è un “mestiere armato”?

Se la nostra ventennale esperienza può essere tratta ad esempio per esprimere una valutazione sul merito di tale domanda, la risposta che dovremmo dare è certamente, NO, la nostra, molto raramente è una professione nella quale si lavora armati.
Immagino già le spalle che si abbassano, le mascelle che cadono e le domande che sorgono spontanee, domande del tipo: “Ma questi che lavoro fanno?” oppure: ” Ed ora cosa me ne faccio dei diplomi e dei soldi che ho speso per fare corsi PSD in poligono?”.
Capisco. Detta così sembra brutta e suona male. Ma è la nuda e cruda verità. Se avete la passione per le armi e non vedete l’ora di salire su un Land Cruiser vestiti di tutto punto, allora delle due, una: o siete in grado di proporvi con titoli, esperienze e certificazioni adeguate alle richieste delle grandi Firm della sicurezza mondiale che vi selezioneranno scegliendo fra decine di candidati che hanno anni di esperienza in reparti d’elite, ex soldati di professione, certificazioni internazionali acquisite investendo decine di migliaia di euro e studiando in molti, diversi continenti e una decina di anni di esperienza come Security Contractor in Iraq, AStan, Messico od in Africa, oppure avete scoperto un sistema per farvi assumere sconosciuto a chiunque altro.

Il mondo, questo mondo, gira secondo regole diverse. Potete scegliere di iniziare un percorso di formazione e conoscenza scevro da stereotipi ed orientato alla individuazione di percorsi sensati e sostenibili di avvicinamento alla professione, oppure potete:
• Frequentare corsi per PSD in poligono, fatti da società italiane, la cui valenza non è riconosciuta da nessuno e prodotti da “istruttori” sul cui valore ci potrebbe, in alcuni casi, essere molto da raccontare.
• Frequentare corsi di CQB che non servono a nulla se non ad appagare il divertimento che se ne ricava sbalzando fra un ostacolo ed un riparo.
• Andare a frequentare corsi vestiti di tutto punto come perfetti cloni del fenomenale Instructor Zero, senza però che vi venga spiegato che nella stragrande maggioranza dei paesi a rischio, vestiti così, non vi faranno uscire neppure dall’albergo.
Lo sapevate ad esempio che in Iraq è proibito da qualche anno, fatte salve alcune rarissime eccezioni, prendere servizio con armi palesate, con un numero illimitato di serbatoi, con maglie a maniche corte e seguendo procedure operative troppo “aggressive”?

Avete idea di cosa significhi davvero avere un atteggiamento low profile?
Lo sapete che le fondine cosciali, sono spesso unicamente appannaggio del personale che effettua servizi di protezione governativa e diplomatica?
Qualcuno vi ha mai raccontato nei rocamboleschi corsi che avrete certamente frequentato, che arrivare con bagagli di ispirazione combat, con pantaloni vegetati e con cappellini alla Navy Seals, in quei paesi, significa avere ottime probabilità di farsi ammazzare prima ancora di aver iniziato a lavorare?

Forse sarà meglio conoscere procedure, essere in grado di pianificare una missione, o sapere come e dove attingere informazioni cruciali per la sicurezza Vostra e del Vostro cliente.

A noi tutti fa piacere passare una giornata in poligono ad addestrarci e noi anche, quando possibile, cerchiamo di mantenerci su un buono standard nell’uso e nel maneggio di armi lunghe e da fianco, ma il lavoro è soprattutto altro e l’approccio non può e non deve essere monotematico.

Se vi interessa sentire un parere fuori dal coro, ed ascoltare consigli pratici frutto di vita vissuta in QUEI POSTI, non perdete l’occasione di partecipare al Corso che organizziamo a Roma il 27 e 28 luglio.

Scrivete ad info@securitycg.com oppure inviateci un messaggio privato sulla nostra pagina FB. Sarete ricontattati rapidamente.

Carlo Biffani CEO di SCG

Up Next

Related Posts